Articoli e Interventi >> I progetti strategici integrati: qualche idea per uscire dal tunnel
 
(il Quotidiano del Sud 1 ottobre 2015)
 
Come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni, la mancanza di programmazione economica e di pianificazione territoriale hanno frenato, quasi totalmente, il processo di crescita generale della Calabria.
Questo significa che i  gravi problemi che affliggono, ormai,  la società, il sistema produttivo e quello territoriale di questa regione non possono essere affrontati con terapie palliative o con pomposi proclami.
Occorre voltare pagina e confrontarsi con il veloce ritmo dei mutamenti che obbliga sia le collettività  locali e territoriali, che gli stessi Paesi di appartenenza, a ricercare strategie di adattamento rispetto alle regole che impone, oggi più che mai, la globalizzazione.
Una Regione come la Calabria, priva di competitività e totalmente sconosciuta all'"Esterno", non può continuare a rimanere immobile.
Ecco perché il governo regionale, se vuole avviare un vero processo di discontinuità rispetto al passato, deve attivare tutti gli strumenti a disposizione, per rafforzare quei pilastri istituzionali che sono, geneticamente, indispensabili per una crescita equilibrata e diffusa del sistema regionale.
Ci riferiamo, in particolare, al miglioramento della legislazione regionale, al completo trasferimento delle deleghe agli Enti locali, alla organizzazione definitiva della macchina burocratica, alla riqualificazione e riorganizzazione degli Enti Strumentali e della Partecipate che dissanguano, sempre più, il già asfittico bilancio regionale.
Noi siamo fermamente convinti che  la Calabria non è  un deserto indistinto, in quanto esistono delle “oasi”, al suo interno, che potrebbero  partecipare attivamente,  in presenza di una migliore cultura di rete, all’avvio di un processo di sviluppo sostenibile.
Ma come si può dare man forte a  questa “Calabria che rema” affinché sia messa nelle condizioni di poter operare in modo propulsivo?
Noi riteniamo che occorre un forte impegno politico, da parte della classe di governo, per dare corpo ad un “patto per la crescita” che coinvolga le istituzioni presenti in Calabria, quali la famiglia, la scuola, la chiesa, il sistema produttivo e la società civile.
Naturalmente, questo “patto” deve riguardare questioni concrete  che siano la risultante  della costruzione e dell’avvio di veri e concreti “progetti strategici integrati” in grado di coinvolgere una pluralità di attori e di attivare il metodo dell’ingegneria finanziaria, per l’utilizzo congiunto dei flussi di spesa ai diversi livelli istituzionali (fondi comunitari, fondi straordinari e fondi ordinari, inclusi quelli a destinazione vincolata).
Essi dovrebbero essere, inoltre, caratterizzati da una proiezione temporale e spaziale di ampio respiro che veda l’Istituto regionale quale vero protagonista, sia nella sua capacità di coordinamento del proprio sistema interno, che nelle relazioni extra regionali ed internazionali.
Questi  progetti, non a caso “strategici ed integrati”, dovrebbero essere concepiti come un insieme funzionale di azioni coerenti, complementari e, in alcuni casi, interdipendenti per sviluppare il massimo delle ricadute occupazionali, economiche e sociali degli interventi da realizzare.
Essi dovrebbero, inoltre, costituire l’asse portante di una nuova strategia legata alla istituzionalizzazione di uno sviluppo durevole e sostenibile della Calabria, basato sulla valorizzazione di quelle  peculiarità e specificità in grado di rafforzare, concretamente, il livello di competitiva regionale.
Se guardiamo, ad esempio, al porto  di Gioia Tauro , esso possiede, oggi, tutti i requisiti per diventare il nodo primario della logistica nel Mediterraneo e molto lavoro preparatorio in merito è già stato fatto negli ultimi dieci anni.
Non meno importante sarebbe la creazione di un marchio territoriale per la Calabria, attraverso la valorizzazione e la commercializzazione di quelle unicità d’area non riproducibili in altre zone, extraregionali, per caratteristiche climatiche, tradizioni storiche, culturali e antropologiche (il cosiddetto “SoloCalabria”).
Lo stesso sviluppo e valorizzazione delle peculiarità della montagna calabrese e della forestazione produttiva, di cui sempre si parla, ma mai “sintetizzato” in un vero progetto strategico integrato, costituisce uno  dei segmenti più importanti dello sviluppo durevole e sostenibile  a livello regionale.
Anche l’inclusione sociale e le  politiche migratorie non possono rimanere residuali rispetto alla realtà emergente, in quanto  nella società calabrese si stanno verificando dei mutamenti che non si riesce a cogliere a pieno ed a fronte dei quali non si sono elaborati dei programmi organici per evitare ulteriori situazioni di degrado sociale e per prevenire tutti quei fenomeni degenerativi che caratterizzano i flussi migratori non controllati (quali, ad esempio, lo sfruttamento degli immigrati nelle varie zone della Regione, in particolare, da parte della malavita organizzata).
La lotta alla povertà è diventata, poi, un’esigenza imprescindibile se si vuole aiutare la Calabria ad uscire dal pantano del sottosviluppo.
Basti pensare che, secondo un’indagine Eurostat, il livello di esposizione al rischio di povertà della popolazione calabrese riguarda il 37% dell’intera popolazione (dato superiore a tutte le altre regioni italiane).
La Calabria registra, anche, non solo il triste primato della più elevata disuguaglianza tra le stesse persone esposte a rischio di povertà, ma anche quello della regione italiana con la più alta percentuale di famiglie con uno o più disoccupati a carico.
Altre fonti statistiche attendibili ci dicono  che la Calabria sta diventando la regione più vecchia d’Europa, con sempre più gravi ripercussioni sul capitale umano ed una refrattarietà del sistema produttivo all’innovazione tecnologica.
Tutto ciò impone la costruzione e l’avvio di un progetto sulla promozione dell’invecchiamento attivo per incoraggiare la partecipazione delle persone anziane alla vita sociale, politica ed economica, in coerenza con le iniziative dell’Unione Europea sulla solidarietà intergenerazionale.
Naturalmente, questi sono alcuni esempi di progetti strategici integrati che  interessano solo alcuni settori ma che potrebbero far parte di un paniere ancora più ampio, in funzione delle priorità individuate a livello di governo regionale.
Ci auguriamo che questo metodo di lavoro, già sviluppato con successo in altre Regioni europee quali la Catalogna e le Baleari (Spagna), la Baviera (Germania), la Scozia (Regno Unito), le Isole Bornholm e Salsoe (Danimarca), l’area Shannon (Irlanda), le Isole Aland (Finlandia) e l’Isola di Creta (Grecia), possa diventare una costante anche  in Calabria.
 
Vincenzo Falcone
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